Eliminare il corsivo dalle scuole sembra una scelta ragionevole. Viviamo in un mondo digitale, si scrive su tastiera, il tempo a disposizione è poco. Eppure le neuroscienze degli ultimi vent’anni raccontano una storia diversa: quella scrittura che sembra obsoleta stava facendo qualcosa che nessun altro strumento fa allo stesso modo. Stava costruendo il cervello dei bambini. O almeno, è quello che alcune ricerche iniziano a suggerire.
La struttura della mente è la struttura del mondo
La scienza cognitiva contemporanea ha abbandonato da tempo l’idea del cervello come computer isolato. La mente non elabora il mondo da una posizione distaccata: si struttura attraverso l’esperienza fisica del corpo nel mondo. È quello che i ricercatori chiamano embodied cognition, cognizione incarnata. I concetti astratti nascono da schemi motori concreti, le rappresentazioni interne si costruiscono attraverso il movimento, il tatto, la percezione.
Ne segue un’ipotesi che la ricerca neuroscientifica inizia a sostenere: più ricca e complessa è l’esperienza sensomotoria con cui il cervello viene esposto a un compito, più estese e robuste sono le architetture neurali che costruisce. Non è la quantità di stimolazione che conta: è la sua qualità, la sua precisione, la sua varietà.
Un gradiente di complessità
Guardando i sistemi di scrittura che gli esseri umani usano nel mondo, emerge un gradiente naturale di complessità motoria e cognitiva.
All’estremo più povero si colloca la tastiera. Il movimento è binario: tasto premuto o non premuto. Non c’è variazione di pressione, non c’è angolo da gestire, non c’è feedback visivo sul gesto della mano. Il software genera la lettera perfetta indipendentemente dall’imprecisione del dito. L’esperienza sensomotoria è ridotta al minimo.
Un gradino sopra si trova lo stampatello. Ogni lettera è un gesto separato, con sollevamento della penna e ripartenza. Le forme sono relativamente stereotipate, la pianificazione anticipatoria è ridotta. La complessità motoria è reale, ma strutturalmente semplice.
Il corsivo occidentale sale ancora. La penna non si alza quasi mai dal foglio: le lettere si collegano in un flusso motorio continuo, e il cervello deve pianificare in anticipo il gesto della lettera successiva mentre sta ancora eseguendo quella corrente. Ogni lettera ha una forma unica, con curvature che non si ritrovano altrove nell’alfabeto. La varietà motoria è elevata, il feedback visivo è continuo e millimetrico.
All’estremo più ricco si trovano gli ideogrammi. Un carattere cinese può avere trenta tratti o più, ciascuno con una direzione specifica, una sequenza precisa, proporzioni da rispettare in uno spazio limitato. Il gesto non è lineare: si muove in alto, in basso, a sinistra, a destra, richiede pianificazione multi-direzionale e una memoria motoria di grandissima precisione. La ricerca neuroscientifica documenta che la scrittura di caratteri cinesi coinvolge reti neurali più bilaterali, con maggiore attivazione delle aree visuospaziali, motorie e del cervelletto rispetto alla scrittura alfabetica occidentale.
Tastiera: movimento binario, nessuna variazione di pressione, nessun feedback visivo sul gesto. Esperienza sensomotoria ridotta al minimo.
Stampatello: gesti discreti, reset tra una lettera e l’altra, pianificazione anticipatoria ridotta. Complessità reale ma strutturalmente semplice.
Corsivo: flusso continuo, anticipazione motoria lettera per lettera, varietà elevata. Feedback visivo millimetrico e costante lungo tutto il gesto.
Ideogrammi: tratti multi-direzionali, sequenza precisa, carico visuospaziale massimo. Il cervello attiva reti bilaterali estese, aree motorie e visuospaziali in modo profondo.
Cosa misura il cervello
Questo gradiente non è solo teorico. Si misura nel cervello.
Il Developmental Neuroscience Laboratory della Norwegian University of Science and Technology ha confrontato con EEG ad alta risoluzione la scrittura corsiva a mano e la digitazione su tastiera, prima in adulti (Van der Weel & Van der Meer, 2024) e poi in bambini di dodici anni (Askvik, Van der Weel & Van der Meer, 2020). In entrambi i casi, la scrittura a mano produce pattern di connettività cerebrale molto più ampi e complessi, con sincronizzazione nelle aree parietali e centrali associate alla formazione della memoria e alla codifica di nuove informazioni. La tastiera produce un segnale cerebrale significativamente più semplice e localizzato.
Uno studio fMRI (James & Engelhardt, 2012) aveva già mostrato qualcosa di simile nei bambini in età prescolare: chi impara le lettere scrivendole a mano sviluppa rappresentazioni neurali più ricche rispetto a chi le impara digitandole, con maggiore attivazione nelle aree visive e motorie. Il movimento fisico di costruire la lettera forma un’impronta cerebrale che la digitazione non forma.
Una review recente (Marano et al., 2025) sintetizza lo stato della letteratura e osserva che il corsivo, rispetto allo stampatello, è un’attività motoria fluida e continua che attiva circuiti neurali diversi: maggiore coinvolgimento della corteccia motoria e del cervelletto, con la necessità di anticipare la lettera successiva durante la produzione di quella corrente. Lo stampatello, sollevando la penna a ogni lettera, attiva processi di pianificazione motoria discreti e separati. Il confronto diretto tra corsivo e stampatello con neuroimaging non è ancora stato condotto in modo sistematico: è un territorio aperto.
Sessant’anni di ricerca su ventimila bambini
C’è un secondo filone di ricerca, sviluppato in parallelo e quasi indipendentemente da quello neuroscientfico, che aggiunge un dato difficile da ignorare. Per sessant’anni, ricercatori dello sviluppo infantile hanno misurato la coordinazione visuo-motoria nei bambini piccoli — la capacità di guidare la mano in modo preciso attraverso il feedback continuo degli occhi — e poi li hanno seguiti nel tempo.
Il risultato è costante, robusto e trasversale alle culture: una migliore coordinazione occhio-mano nell’infanzia predice migliori capacità cognitive negli anni successivi. Una meta-analisi del 2022 (Khatib et al.) raccoglie 96 studi pubblicati nell’arco di sessant’anni, su oltre ventimila bambini. La correlazione regge anche controllando per QI, livello socioeconomico e qualità della scuola frequentata.
La coordinazione occhio-mano ci dice qualcosa sullo sviluppo cognitivo futuro di un bambino che l’intelligenza generale da sola non riesce a dirci. E nel gradiente che abbiamo descritto, il corsivo è tra le attività quotidiane più ricche di quella coordinazione che un bambino possa praticare.
Una domanda aperta
Il cervello di un bambino non è una versione ridotta del cervello adulto. È un sistema in costruzione attiva, con una plasticità che negli anni successivi non si ripresenterà mai più con la stessa intensità. Se la struttura della mente si costruisce attraverso l’esperienza corporea, allora la posizione lungo questo gradiente durante la finestra critica dello sviluppo non è un dettaglio. È il materiale da costruzione.
Gli ideogrammi stanno scomparendo dalle mani di chi li ha sempre scritti, sostituiti da tastiere predittive e input fonologici. Noi stiamo sostituendo il corsivo con lo stampatello, e lo stampatello con la tastiera.
In che direzione ci stiamo muovendo lungo questo gradiente? E cosa costruisce, o non costruisce, un cervello che cresce al gradino più basso di quella scala?
Non abbiamo ancora la risposta definitiva. Ma la domanda è abbastanza seria da non poter essere ignorata.
Questo articolo anticipa i temi del mio prossimo libro, in cui approfondisco l’intera catena scientifica che emerge dalle ricerche sullo sviluppo infantile, e offro indicazioni pratiche per accompagnare i bambini nella finestra critica dello sviluppo. Una guida per genitori e insegnanti, fondata sulle neuroscienze e pensata per essere usata ogni giorno.
Hai visto tuo figlio faticare a scrivere?
Impugna la penna in modo strano. Si stanca dopo due righe, oppure scrive in fretta e poi non riesce a rileggersi. A scuola ti dicono che sono cose da bambini, e intanto tu non sai se aspettare o preoccuparti.
Quello che hai letto non significa che tuo figlio abbia un problema. Significa che scrivere a mano è un lavoro del cervello, e che a volte ha bisogno di tempo e di una mano per costruirlo. Non è colpa tua e non è colpa sua.
Nel primo incontro gratuito, in videochiamata o in studio, mi racconti cosa vedi quando scrive o fa i compiti. Capiamo insieme se è una fase o se c’è qualcosa da guardare meglio, e cosa puoi fare tu a casa. Se serve altro te lo dico, e se non serve te lo dico lo stesso.
Prenota il primo incontro gratuitoRiferimenti principali
- Van der Weel, F. R., & Van der Meer, A. L. H. (2024). Handwriting but not typewriting leads to widespread brain connectivity: a high-density EEG study with implications for the classroom. Frontiers in Psychology, 14, 1219945.
- Askvik, E. O., Van der Weel, F. R., & Van der Meer, A. L. H. (2020). The importance of cursive handwriting over typewriting for learning in the classroom. Frontiers in Psychology, 11, 1810.
- James, K. H., & Engelhardt, L. (2012). The effects of handwriting experience on functional brain development in pre-literate children. Trends in Neuroscience and Education, 1(1), 32–42.
- Khatib, L., Li, M., Geary, D. C., & Popov, V. (2022). Visuomotor integration and mathematics achievement: A meta-analysis. Educational Research Review, 37, 100485.
- Marano, G., et al. (2025). The neuroscience behind writing: Handwriting vs. typing, who wins the battle? Life, 15(3), 345.
- Cao, F., & Perfetti, C. A. (2016). Neural signatures of orthographic learning: A longitudinal fMRI study. Brain and Language, 157–158, 10–22.
- Zhang et al. (2022). Handwriting produces reading-related neural activity in Chinese children. Cerebral Cortex.





