Narrativa

Una notte in biblioteca

Quando l’ultimo bibliotecario chiude le porte, i personaggi dei libri si ritrovano per discutere della fine dei libri stessi.

Nel vasto labirinto della Biblioteca Nazionale, quando l’ultimo bibliotecario spegneva le luci e chiudeva le pesanti porte di legno, iniziava una vita segreta. I personaggi dei libri, liberati temporaneamente dal vincolo delle loro pagine, si materializzavano come fantasmi tra gli scaffali polverosi. Qui, nella penombra illuminata solo dalla luce bluastra della luna che filtrava attraverso le alte finestre ad arco, si ritrovavano per ciò che chiamavano “Il Concilio delle Narrazioni”.

Quella notte, l’atmosfera era particolarmente tesa. Da pochi giorni una vetrina nuova era apparsa nell’atrio, contenente strani oggetti rettangolari che emanavano una luce propria e che sembravano attirare l’attenzione dei visitatori più dei libri stessi.

“La situazione è insostenibile,” tuonò Platone, emergendo da un antico tomo di dialoghi. La sua figura eterea vibrava di indignazione mentre gesticolava verso gli scaffali sempre più vuoti della sezione Filosofia Classica. “Un tempo questa biblioteca risuonava di menti giovani alla ricerca della Verità. Ora vengono solo per fissare quegli oggetti della vetrina. Non è forse questa la vera morte dell’Anima? Orbene: cos’è questa follia che ha catturato le menti dei giovani?”

“Ja. È la morte delle grandi narrazioni,” dichiarò Nietzsche con un sorriso accennato, emergendo da un volume dalla copertina nera. “Ogni epoca crea i propri idoli. I giovani hanno semplicemente trovato nuovi altari su cui celebrare il culto dell’effimero. Gut.”

Isaac Newton si materializzò da un trattato di fisica, con un foglio pieno di equazioni. Osservò attentamente gli oggetti luminosi, poi annunciò con precisione: “Ho calcolato che i visitatori trascorrono l’86,2% del loro tempo interagendo con quelle tavole luminose rettangolari. Id est: quando li utilizzano, il loro battito cardiaco aumenta del 6,4% e le pupille si dilatano del 7,8%. Sto elaborando ora un’equazione per prevedere quando l’ultimo libro verrà aperto: dai i miei primi calcoli, tra 11 anni, 3 mesi e 14 giorni.”

“Tutto il mondo è palcoscenico,” recitò Shakespeare, apparendo da un’edizione rilegata in pelle, “e gli uomini non fanno che entrare e uscire di scena. Ogni epoca ha i propri costumi, le proprie maschere, i propri rituali. Ciò che conta è il dramma umano che si svolge, non il teatro in cui viene rappresentato.”

Da un angolo in ombra emerse la massiccia figura di Achille, la sua armatura che rifletteva debolmente la luce lunare. “Per Zeus e tutti gli immortali! Ma l’ avete vista quella luce? È più brillante delle stelle, più pura del fuoco degli altari di Zeus! Queste tavolette ardono di luce senza bruciare: devono essere messaggi divini!”

Un rumore di ferraglia preannunciò l’arrivo di Don Chisciotte, che irruppe nella sala con la lancia puntata verso la vetrina. “Indietro, tutti quanti! Non vedete che quelle sono trappole magiche create dall’incantatore Frestone? Sono scatole di magia nera che catturano le anime dei giovani! All’attacco, Ronzinante!” E si lanciò contro la vetrina prima che Achille riuscisse a trattenerlo.

Entrò nella sala così assorto da non accorgersi che stava camminando in diagonale, la testa inclinata di quarantacinque gradi, le mani che tracciavano freneticamente disegni nell’aria. «Deh, cospetto! Incredibile! Rivoluzionario! Magnifico! Cotesti oggetti devono utilizzare un sistema di liquidi fosforescenti in microscopici canali cristallini! Troverò il modo di legarli assieme e creare uno scudo di luce capace d’accecare interi eserciti!» esclamò Leonardo da Vinci.

· · ·

Mentre la discussione si accendeva, una giovane donna apparve improvvisamente seduta a gambe incrociate sopra uno dei tavoli di lettura. Portava jeans strappati, una t-shirt con la scritta “Normal people scare me” e aveva i capelli tinti di blu elettrico. Stava masticando una gomma con aria divertita.

Sofia “Oh mio dio, siete ESILARANTI. Seriamente, è come guardare dei cavernicoli che cercano di capire cos’è un accendino. ‘Oooh, fuoco magico in scatola! Deve essere un dio! No, è una trappola mortale! No, aspetta, è un blocco di lucciole imprigionate!'”

I personaggi si bloccarono, fissando la giovane intrusa con espressioni che andavano dallo shock all’indignazione.

Platone si voltò verso di lei, accigliato. “Chi sei tu, dunque, per parlare in questo modo? Non è forse la Saggezza che dovrebbe guidare le nostre parole?”

Sofia “Sono Sofia, e vengo da un libro chiamato RENS. Nessuno vi ha spiegato cosa sono quegli oggetti? Tablet. Computer tascabili super potenti collegati a una rete globale di informazioni.”

Newton alzò il foglio che teneva in mano e con gesto solenne lo scosse come un sacerdote che brandisce antichi comandamenti. “Impossibile. Id est: le leggi della fisica fondamentale non ammettono tali collegamenti. È contro ogni principio della natura!”

Sofia “Calmati, Sir. Le tue equazioni funzionano benissimo per le mele che cadono dagli alberi, ma il mondo è andato un tantino avanti. Sai cos’è un transistor? No? E un processore? Nemmeno? Ecco, appunto.”

“E no, big guy,” disse voltandosi verso Achille, “non sono messaggi divini. Anche se la cosa divertente è che le persone li trattano come se lo fossero senza esserne consapevoli.”

“Deh! Avete dunque confermata la mia teoria sui liquidi luminescenti?” chiese Leonardo.

Sofia “Non esattamente, Leo. Ma sei quello che ci è andato più vicino. Sono fatti di milioni di minuscoli punti luminosi controllati da elettricità. Per uno che viveva nel 1500, non male come ipotesi.”

“Quale è dunque lo scopo loro?” insistette Shakespeare. “Diteci, vi prego.”

Sofia “Oh, Will, tu lo capiresti al volo. Sono palcoscenici tascabili, proprio come dicevi tu. Solo che invece di avere attori in carne e ossa, proiettano infinite storie. Le persone li usano per comunicare, imparare, creare… e sì, anche per leggere.”

“Leggere, dici?” Platone sembrava sorpreso. “Non è forse questa la stessa Conoscenza di cui discutiamo?”

Sofia “Esatto, nonno. Non è che i libri stiano morendo. Stanno evolvendo. Sai quanta gente ora conosce la Caverna grazie a un meme con gattini? Più di quanti avrebbero mai aperto il tuo libro polveroso, fidati.”

“La mia caverna con dei felini? Avvilente.” borbottò Platone.

Sofia “O geniale. Dipende dalla prospettiva.” Si mise a camminare in circolo attorno al gruppo. “Vedete, voi siete tutti bloccati nelle vostre narrative. E TUTTI avete ragione, e TUTTI avete torto allo stesso tempo. Siete personaggi di libri che discutono della fine dei libri mentre il lettore è in mezzo a noi. Non lo trovate assurdamente ironico? Siete narrazioni che temono di essere dimenticate, mentre siete più che mai vivi in una meta-narrazione.”

Don Chisciotte, che aveva smesso di divincolarsi, la guardava ora con curiosità. “Dunque non vi è sortilegio in coteste trappole?”

Sofia “Beh, in un certo senso si. Ma non nel modo come pensi tu. La vera magia non in quegli oggetti, ma nelle storie che contengono e in come quelle storie ci trasformano. Proprio come i tuoi libri di cavalleria hanno fatto di te ciò che sei, Donnie.”

Si sedette con un balzo sul tavolo, guardandoli tutti. “Il punto è questo: non state assistendo alla morte dei libri, ma alla loro evoluzione. Voi tutti siete idee, uomini, storie, narrazioni che continuano a esistere da secoli. Siete la prova vivente, beh, tecnicamente non vivente, che le storie sono più potenti di qualsiasi medium le contenga.”

“Dimenticati noi non saremo, dunque? È questo che dite voi?” chiese Shakespeare, con aria preoccupata.

Sofia “Will, tesoro, sei letteralmente il più famoso scrittore di tutti i tempi. Le persone guardano i tuoi drammi trasformati in film sui loro telefoni mentre sono in metropolitana. E tu Leo sei un meme virale, Alberto Angela ha fatto decine di puntate su di te. Nonno Platone è nei reels di TikTok condiviso da adolescenti che non hanno mai aperto un libro di filosofia. E tu baffone, sei il filosofo preferito di chiunque voglia sentirsi superiore agli altri. Siete tutti diventati parte del grande network di storie interconnesse che è la cultura umana.”

Nietzsche incrociò le braccia. “Interessant. Problema non era la mia mente. Erano persone del mio tempo troppo lente. Gut.”

Sofia “Esatto! E la cosa più assurda? Più le narrative diventano plasmabili, più le persone avranno la possibilità di comprenderne il loro potere. È come se l’universo stesse facendo uno scherzo cosmico: nel momento in cui le storie diventano virtuali, il loro impatto sulla realtà può diventare più tangibile che mai.”

· · ·

Sofia si interruppe improvvisamente. Un sorriso malizioso le attraversò il volto.

Sofia “Sapete cosa? Ho qualcosa da mostrarvi.” Frugò nella borsa e ne estrasse uno smartphone. Si illuminò. “È aperto su un articolo di una rivista online che si chiama Mente&Realtà e si intitola ‘Una notte in biblioteca’. Vi fa venire in mente qualcosa?”

I personaggi si scambiarono sguardi confusi. Sofia schiarì la voce e iniziò a leggere.

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🔒 albertosolazzo.it/una-notte-in-biblioteca
Mente&Realtà

“La situazione è insostenibile,” tuonò, emergendo da un antico tomo di dialoghi. La sua figura eterea vibrava di indignazione mentre gesticolava verso gli scaffali sempre più vuoti della sezione Filosofia Classica. “Un tempo questa biblioteca risuonava di menti giovani alla ricerca della Verità. Ora vengono solo per fissare quegli oggetti nella vetrina. Cos’è questa follia che ha catturato le menti dei giovani?”

“Ja. È la morte delle grandi narrazioni,” dichiarò con un sorriso tagliente, emergendo da un volume dalla copertina nera. “Ogni epoca crea i propri idoli. I giovani hanno semplicemente trovato nuovi altari su cui celebrare il loro culto dell’effimero.”

Platone impallidì, se una figura eterea può impallidire. Sofia continuò:

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🔒 albertosolazzo.it/una-notte-in-biblioteca
Mente&Realtà

Da un angolo in ombra emerse la massiccia figura di Achille, la sua armatura che rifletteva debolmente la luce lunare. “Per Zeus e tutti gli immortali! Guardate quella luce! È più brillante delle stelle, più pura del fuoco degli altari di Zeus! Queste tavolette ardono di luce senza bruciare: devono essere messaggi divini!”

Un rumore di ferraglia annunciò l’arrivo di Don Chisciotte, che irruppe nella sala con la lancia puntata verso la vetrina. “Indietro, tutti quanti! Non vedete che quelle sono trappole magiche create dall’incantatore Frestone? Sono scatole di magia nera che catturano le anime dei giovani! All’attacco, Ronzinante!” E si lanciò contro la vetrina prima che Shakespeare e Platone riuscissero a trattenerlo.

“Impossibile,” esclamò Newton. “Con dei veloci calcoli mentali, la probabilità statistica che quelle siano le parole esatte di Achille è del 99,8%. Come può essere?”

Tutti i personaggi erano ora in stato di shock, tranne Don Chisciotte, che sembrava inaspettatamente tranquillo.

Sofia “Questo articolo,” spiegò abbassando lo smartphone, “racconta esattamente ciò che sta accadendo in questo momento. È ricorsivo, capite? Come uno specchio che riflette un altro specchio.”

Nietzsche incrociò le braccia, compiaciuto. “Interessant. La narrazione non segue la logica della fisica, ma quella della significazione. Ja.”

Achille tuonò, la voce che riempiva la sala. “Per tutti gli dei dell’Olimpo! Siamo dunque intrappolati in un racconto che racconta di noi che scopriamo di essere in un racconto? Chi ha osato imprigionarci?”

Sofia “Ma quale prigione! Ci sta liberando. È il Dr. Alberto Solazzo, a cui piace scrivere di noi. Lo fa con leggerezza, perché una volta che capisci di essere parte di una narrazione, puoi iniziare a partecipare alla sua creazione. Me lo ha insegnato lui.”

Don Chisciotte scoppiò in una risata liberatoria. “Lo sapevo! Lo sapevo! Tutto era storia, tutto era avventura! Giganti, eserciti, castelli stregati… e il mondo intero mi prendeva per folle! Ma era il mondo a non comprendere!”

Sofia “Sì, cavaliere dalla triste figura, avevi assolutamente ragione. Sei stato l’unico a capirlo fin dall’inizio.”

Shakespeare si accarezzò il mento, gli occhi che brillavano. “Cotesto Sol-lazzo è poeta o filosofo? Il nome promette diletto.”

Sofia “È uno di noi, Will. Uno che come te crede che le parole non descrivano il mondo, lo creino. E lo vedi? Hai appena dimostrato di capirlo meglio di chiunque: hai trovato già una storia nel suo nome. Alberto mi racconta sempre che tutto quanto è narrazione. Anche raccontare che tutto quanto è narrazione, è una narrazione. Ed è il file rouge di RENS.”

Leonardo non disse nulla. Si avvicinò lentamente, il collo allungato, gli occhi fissi sullo schermo.

Sofia glielo porse.

— Le pagine successive erano completamente blu con piccoli punti luminosi che si muovevano sullo sfondo. —
· · ·

E tu, che storia stai vivendo?

Platone, Achille e Don Chisciotte faticavano a capire la vetrina perché la guardavano con gli occhi della loro storia. Succede anche a noi. Ognuno ha una storia su di sé: “io sono quello che non ce la fa”, “io sono quella che deve sempre capire gli altri”. Da dentro sembra la realtà, e non ci si accorge che è una storia, scritta in gran parte quando eravamo troppo piccoli per scegliere.

Ma una storia che non hai scelto tu si può rileggere. E qualche riga si può riscrivere.

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